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日志


1月8日

FAUSTI PENSIERI (sic!)

"PUNTI E PUNTINI"
 
Ella passò.
Da punto di riferimento stabile si trasformò in punto esclamativo, carico di dubbi e sorprese negative, fino a divenire un punto e
 
acapo di un'indicibile delusione, lasciando dietro di sé una serie indefinita di puntini di sospensione nel vuoto dell'universo. 
9月17日

BORGES E L'AMICIZIA

“L'amicizia”HYQDTCA39LCIQCA6Z9W18CAB9ADXNCASAR5SXCAK7OG2VCA54BBH8CA00KK20CAMN1O0UCA8TAN2KCA74B12MCAS9ZTDECAYWIS54CA3QRS2BCAP6BQ0ECATKRIZ0CA8D6M9MCAUFNH5XCA96FC9K

 

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita

 

Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te

 

Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro. Però quando serve starò vicino a te

 

Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga  e non cada.

 

La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei

 

Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice

 

Non giudico le decisioni che prendi nella vita

 

Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi

 

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,

 

Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere

 

Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore

 

Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.

 

 Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere

 

Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.

 

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu...

 

Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista

 

Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa

 

di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista

 

Basta che mi vuoi come amica

 

NON SONO GRAN COSA,

 

PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE .

 

 

(Jorges Luis Borges)                                                                                       

 

                                                                                                             *****

                                                                                                                         

 

  

Pur essendo un ammiratore di Borges, non conoscevo questo testo, scoperto grazie ad un blog di pregio, che mi suggerisce  qualche considerazione malinconica.

 

Quante volte siamo stati amici ed abbiamo avuto amicizie vere, seguendo i criteri indicati dal grande poeta argentino?

 

Penso, e sono ottimista, molto poche.

 

Virtuali o no, ha scarsa importanza, ma le relazioni amichevoli, poiché sono estremamente importanti, sono per ciò stesso rare, senza parlare di quelle fra uomo e donna, le quali, giocoforza, a causa del sesso, sono difficilissime da realizzarsi, benché non siano impossibili o inesistenti.

 

Nel brano pubblicato si fa riferimento all'amica ed io vorrei avere delle amiche in senso stretto più di quante per mia fortuna ne abbia, atteso il profondo apprezzamento che nutro verso il genere femminile e le sue ineguagliabili qualità.

 

In passato non mi è capitato spesso, ma, sono tuttora legato a donne conosciute casualmente e rivelatesi delle eccellenti persone, per carattere e sensibilità e ad ex compagne di studi, che stimo senza riserve e sulle quali, come suo dirsi, posso sempre contare.

 

Un po' meno mi pare di poter dire di ex partner, con le quali mi sarebbe piaciuto intrattenere rapporti affettivi evoluti, al termine della vicenda sentimentale, che invece, forse inevitabilmente, tendevano a distaccarsi in maniera netta e ad allontanarsi definitivamente dalla mia vita.

 

Oggi, alla lettura di Borges, temo che un tal genere di amicizia, post-amorosa, sia soltanto un'illusione.

 

Il nobile sentimento che evoca non può confondersi con sotterranee continuate pretese di possesso dell'altro o con le mere convenienze sociali ovvero con l'opportunismo e la coltivazione d'interessi pratici, per i quali fa comodo mantenere un "amico",  sfruttando la sua ingenua disponibilità, che priva la formale qualificazione di autentici contributi sostanziali, corrispondenti ad un’effettiva compartecipazione alla sua vita.

 

E’probabile che  sia inevitabile la dispersione di un patrimonio di sentimenti ed emozioni accumulato nelle tempo in circostanze diverse e pertanto sia assai  problematica l’aspirazione a  conservare intatta quella parte di affetto reciproco per costruire una valida e sincera amicizia.

 

Lo spirito competitivo, il senso di rivalsa, l'amarezza per la fine di un amore o di qualcosa che gli assomigliava, sono ostacoli spesso insormontabili al conseguimento di un risultato positivo. 1WM7SCAQN0WAECAO8SGJ7CAE840OMCA0OCG3QCAK003V2CA60NAHOCAWWHT31CA5SY5SACA1MKELUCAJVG317CA43LG8YCAZ201FICAV340AKCA8WAHHVCAT2H5TDCA2WOP23CA9Z1JJFCAR0O449

8月25日

FILOSOFI E ZINGARI

 "A ventanni, giurai a me stesso che sarei stato fedele alla mia giovinezza"
"Gli uomini? Più che alla vita, sono attaccati ai suoi bisogni!"
 (Drieu La Rochelle)

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Fin da piccolo mi accorsi di essere attratto da due tendenze o 
correnti filosofiche che parevano tra loro opposte o contrastanti:
il pessimismo cosmico ed un allegro edonismo.

Leggerezza e catastrofismo.

Col crescere e maturare, compiendo finalmente gli studi superiori, mi avvidi che i due aspetti della mia personalità potevano convivere, anche perché non erano convinzioni nuove, rispetto alle speculazioni del pensiero più elevato che altri più appropriatamente avevano esercitato. 

Giordano Bruno affermava di sé:sono ilare nella tristezza e triste nell'ilarità.

Quale sintesi migliore per un'anima complessa come la mia?

Ad essa doveva presto aggiungersi, con il matrimonio ed un lavoro stabile, un terzo inquietante fattore di riflessione e d 'inquietudine: la
monotonia.

La conoscenza più incisiva di Schopenhauer, seguita alle prime letture liceali, mi aveva donato, infatti, una nuova consapevolezza. 
Il mio essere constatava la veridicità dell'intuizione del grande saggio, il quale paragonava l'esistenza ad un pendolo,
in perenne oscillazione tra l'angoscia e la noia.

Insomma era scomparsa, con l'età adulta, l'attitudine all'epicureismo e mi trovavo avviluppato nel bozzolo piccolo- borghese (che le circostanze, quasi inavvertitamente, avevano tessuto per me) del lavoro e della casa, della casa e del lavoro, in un universo chiuso, ormai, alla fantasia, all'immaginazione, alla creatività, alla libertà, alla poesia.

Lo spirito d'avventura tipico dell'adolescenza e della giovinezza si addormentava nella spirale del tran-tran quotidiano del primum vivere, deinde philosofhare, costruito paradossalmente, con una ferrea logica filosofica, grazie all'insegnamento di maestri ineccepibili, nell'inevitabile processo di acculturazione del mio spirito.
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Finché un giorno...

Quasi per caso, lungo il tragitto che mi riconduceva tra le mura della mia sicura e tranquilla abitazione, m'imbattei in una compagnia di zingari.
Questi, in un parco, ai margini della via, si esibivano, in quel momento, in spettacoli fantasmagorici, nei quali esprimevano le loro abilità ed il loro estro al suono trascinante di violini e chitarre, tamburi, fisarmoniche e clarini.
E danzavano in continuazione in circoli sempre più ampi di persone, coinvolgendo anche i più tiepidi, tra gli spettatori,in un'assordante allegria.
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Una bella fanciulla dagli occhi di fuoco mi prese per mano e si fece accompagnare in una serie di balli divertenti e un po' malinconici ad un tempo, e quella musica mi riportò all'adolescenza ed ai suoi sogni dipinti d'azzurro come il cielo ed il mare, alla voglia di viaggiare per paesi e continenti, al desiderio di conoscere attraverso la gente e le persone, la natura ed i paesaggi, quale verità abita questo mondo, riuscendo a strappare finalmente il velo del mistero che sempre ci avvolge. D0CTICAIQNSP4CAIP2GX0CA9GKM7CCA39AH9ZCA33A725CAJZ5F0NCA6S3783CA68BM0ECAPN9WI2CA0L98WHCA8QW6CSCAFYT76LCASE02E0CAQZ6TAMCAW5Q66KCA228A1PCAIS79ENCA2A8HB8

E, tutto d'un tratto, capii quello che avevo abbandonato per diventare un uomo istruito, educato alla responsabilità, ai doveri individuali e sociali, un esemplare umano del tutto addomesticato:la preziosa essenza della vita.

Fui abbagliato da quella illuminazione e , al termine della sarabanda, con gli echi della festa nelle orecchie, saltai sul carro dell'affascinante donna, che avevo stretto durante tutto il tempo, unendomi a quella meravigliosa 
carovana, diretta ad Arles.

 
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8月20日

LA VIA

 
Aiutato dalla brezza marinaages la sera leggo alcune pagine del Tao.
E' un'utile lettura estiva, perchè richiama alla mente le distinzioni tra l'effimero ed il permanente.
Mi sono imbattuto in queste frasi che invitano alla riflessione ed alla ricerca di una risposta alla domanda finale.
Le trascrivo perché alla ricerca della strada, o via, siamo un po' tutti e un po' tutti vorremmo conoscere quella che va seguita. 
 
Ecco il brano del Tao:Matisse 1
 
"La via che può essere espressa differisce dalla via perenne"
 
"La via è che è vera via non è una via costante"
 
Questo indica il Tao per domandare: " se la via perenne è la vera via, la vera via come può essere insieme costante ed Matisse 2incostante?"
8月4日

LA MOSTRA

Un mio caro amico m'invitò alla sua mostra di pittura, mentre ero in viaggio.
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Sicché non potei essere presente all'inaugurazione tenutasi al palazzo comunale della nostra città d'origine, che poi non dista molto dal mio attuale domicilio.
 
L'ultima volta che assistei ad un altro suo vernissage risale a circa due anni fa.
 
Ma, allora, non tanto mi delusero le opere esposte, un po' melanconiche ed agre e, comunque, apprezzabili, quanto il contorno di persone con cui mi trovai mescolato.
 
Mi capita spesso di ritornare con la memoria al mio paese e di trovarlo stupendo; evito però di andarci fisicamente, se non per necessità, perché ho paura di sciupare l'immagine, che conservo dentro di me di amici e conoscenti ed i ricordi sempre presenti della mia infanzia e giovinezza.
 
Quando vi  torno è un piacere salutare molte persone, anche brevemente.
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Mi sento a casa.
Poi fuggo e allontano la tappa della prossima visita,  per mantenere intatto il sentimento di ritrovarmi in quella magica atmosfera, in un clima familiare ed affabile, ricreato da  un semplice gesto di saluto da chi conosci solo di vista.
 
Un miracolo della memoria e delle frequentazioni omeopatiche, che son quelle che prediligo.
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Quel giorno, all'esposizione, notai molti sconosciuti e  visi non molto simpatici, a parte due o tre vecchi compagni di Liceo.
 
Il mio intento, d'altronde, era quello di rendere omaggio ad un'antica amicizia, ridottasi probabilmente ad un'icona, dopo il tempo trascorso, le differenti esperienze e le rispettive vicissitudini, nonostante i buoni, formali, rapporti mantenuti.
 
Sono stato  lieto in quest'occasione di avere una giustificazione alla mia assenza.
 
Mi accorgo ora di quanto il mondo cambia perfino in provincia, considerata una teca senza tempo né spazio..
 
Lentamente ed inesorabilmente, ci sentiamo sempre più estranei a noi stessi.
 
Stranieri in una terra che abbiamo conosciuta diversa,1159723610_22259_2 a tratti felice, viva e densa di umori, emozioni, sensazioni... che non esistono più.
7月30日

MONDO FLUTTUANTE

Hokusai-Fuji
 
Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo”
 
 
Scriveva, nel 1662, Asai Ryoi i nei suoi "Racconti del mondo fluttuante" (Ukiyo monogatari).
 
 
A Milano, nel 2004, in una mostra a Palazzo Reale venne ricordato lo scrittore e l'epoca di transizione, che lui viveva nel segno dell'impermanenza.Concetto valido anche in Occidente.
utamaro-amore_small Ne parlò Marc'Aurelio nei suoi Ricordi. E fu un tema della scuola stoica.
 
 
Questi versi di Asai Ryoi si adattano al clima di questi anni e la loro lettura è rasserenante per gli animi inquieti. 
 
7月17日

Che pensare?



I casi di Eluana e di altre povere creature, grandi e piccole, colpite da malattie gravi, inesplicabili, difficili o impossibili da curare, richiamano alla coscienza il problema del male nell'esistenza e nel mondo.
Che pensare?
La logica non dà risposte che abbiano un senso compiuto. la mente umana non è capace di dare risposte plausibili.

C'è chi dice di accettare la realtà così com'è, perché intanto è impossibile cambiarla. Anzi suggerisce di collegare il cosmo al microcosmo individuale per proiettare la vita nell'universo dove l'io è un punto impercettibile, senza seguito, destinato a perdersi nel grande Sé.

Per l'uomo occidentale è una strada faticosa, abituato al dualismo e alla separazione tra anima e corpo,l' immanente e il trascendente, quella di superare le distinzioni e l'individualità, la persona.

Certo, in una prospettiva in cui ognuno di noi è solo una molecola del grande oceano dell'assoluto, anche la sofferenza acquista una dimensione diversa, relativa, di minore importanza.

Ma quando si vive accanto al dramma e alla tragedia di un familiare o un amico o comunque di un altro essere umano, che suscita empatia, come si fa a convincersi che tutto fa parte della natura, immutabile nelle sue leggi eterne, dove il piccolo puntino, il singolo conta quanto un granello di sabbia?

Che pensare allora per chi non è capace di abbandonare una concezione, in cui ogni soggetto ha un valore seppure transitorio e che ognuno di noi può passare a soffrire, da un momento all'altro, un evento imprevedibile r problematico, una situazione in cui il dolore dell'essere appare senza giustificazioni logiche?

La risposta più opportuna forse è non pensare. Rassegnarsi a non capire.Anche se ciò   può non significare necessariamente rinunciare a cercare.
7月2日

Picasso ad Avignone

E' passato tantissimo tempo, ma ricordo benissimo quel pomeriggio assolato di fine gennaio. Non sembrava inverno, ma un anticipo della primavera. Era stata allestita una mostra di quadri e disegni di Picasso in una residenza storica della cittadina, che  fu sede  pontificia, per un certo periodo, durante le lotte intestine del papato.
 
Ero in compagnia di un amico, che tuttora si diletta a scrivere: lì per lì, in una pausa della preparazione degli esami, decidemmo di fare una scorrazzata in costa azzurra, bella tutto l'anno per i turisti, ma già trasformata dall'architettura d'assalto per contornare spiagge e coste di residence e porticcioli per la nautica da diporto: prefigurava, con un decennio di anticipo, quella che sarebbe divenuta la rapallizzazione della vicina riviera ligure.
 
Colpa della burocrazia nostrana, ma almeno un po' di spazio naturale, per qualche anno ancora, sarebbe rimasto intatto.
 
Non erano molte le opere esposte, ma si notavano per la loro robusta identità.
 
Il pittore aveva una prepotente personalità, un gusto forte per la vita, l'amore, la passione, tutti i lati più avvincenti dell'esistenza.Si diceva che, trascorresse la mattinata, nella dimora della notorietà acquisita, in boxer,  a bere caffè e fumare gauloise, mentre maneggiava i pennelli o raccoglieva l'ispirazione per creare.
Chissà se era vero. Ma intanto la leggenda galoppava. 
Il grande artista, impegnato in tutti i campi della vita civile culturale, era citato dappertutto, osannato e corteggiato come un Adone, anche se in realtà ricordava un fauno dell'antichità.
Si può dire fosse ancora all'apice della fama, quando raggiungemmo Avignone: eppure nonostante la giornata domenicale non incontrammo molti visitatori. Singoli o coppie che si avvicendavano, ma senza eccessivo entusiamo o manifestazioni evidenti di apprezzamento. Forse come accade per quanti sono troppo osannati, si stava creando un circuito di autodifesa critica da parte del pubblico, una reazione ad un surplus d'informazioni e di elogi.
 
Capita a chi viene incoronato genio in vita.
L'alloro in testa comincia a traballare finché rischia di cadere tra lo scetticismo o l'indifferenza.
 
Oggi non so se possa rappresentare un idolo.
Né conosco in quale posto di rilievo, nella pittura di tutti i tempi, le sue creazioni possano essere collocate. 
 
Nonostante tutto, però, in quell'occasione, rimasi colpito anch'io, come appuntava diligentemente nel suo taccuino il mio compagno di viaggio, " dai colori, dalle linee forti, marcate, che sembravano tagliare la tela e proiettarsi fuori delle sale del museo: per le strade, le piazze, i mercati, sul mare non molto lontano. Il mediterraneo era lì Picasso_gertrudesteinpronto ad accogliere un caleidoscopio d'immagini e forme variopinte,  incancellabili dalla memoria. Dietro di loro s'intravvedeva  un uomo, piccolo e vitalissimo, dagli occhi fiammeggianti, che danzava instancabilmente sulle onde.
Anzi,  roteava come un matador, pronto a colpire inesorabilmente il toro dell'imaginazione.
Picasso incarna l'anima universale della Spagna, quasi come Goya o Velasquez, certamente cercava di rappresentare il volto moderno ed enigmatico del suo paese, privo ormai di precisi punti di riferimento ed avvolto in mille contraddizioni."
 
Quella della cittadina francese fu un'ottima scelta.
8月22日

La pre-politica

Credo che sia stato Massimo Fini a parlare di valori pre-politici.
 
Naturalmente l'anteriorità al mondo del potere puro e semplice com'è venuto determinandosi nella società moderna ha una storia ben precisa e  significati pregnanti, che non hanno nulla a che fare con il cosiddetto qualunquismo o con altri termini equivalenti e più o meno vaghi.
 
Mi pare però di poter dire che con il crollo delle ideologie un ritorno a categorie antropologiche o morali sia oggi più facile e che questa novità consenta di ragionare più liberamente e fuori degli schemi che gl'ismi di tutte le specie avevano, per lungo tempo, imposto anche alle persone cosiddette colte o a coloro che hanno fatto sempre buon uso del proprio spirito critico.
 
Mi viene in mente la tesi contraria all'impegno politico degl'intellettuali organici, tanto saldamente propugnata da Julien Benda, negli anni intercorrenti tra le due guerre mondiali, e che sarebbe opportuno rimeditare, sulla scorta di questa nuova esigenza: l'abbandono della politica come regolatrice suprema della vita sociale, tanto da costringere un po' tutti a doverne tenere conto ineluttabilmente e a sottomettervisi, come se si trattasse di un male necessario e inevitabile.
 
La pre-politica non è da affiancarsi all'antipolitica, che costituisce una reazione, sempre più allargata, alle malefatte dei partiti e delle oligarchie al potere, da parte di fasce sempre più ampie di cittadini traditi dai propri rappresentanti, in quanto la politica come arte del possibile rimane insostituibile, ma si definisce come un livello più alto per  valutare la vita ed il mondo, facendo a meno d'indossare le lenti colorate di questo o quel movimento ideologico. 
 
E' la riscoperta dell'uomo nella sua integrità e nei suoi bisogni essenziali, nella ricerca della verità senz'aggettivi, nell'ascolto di richiami spirituali che superino la pratica quotidiana dell'utilitarismo e dell'opportunismo sociale.
 
Non mi faccio illusioni sulla coscienza e la maturità della società odierna, ma ritengo che, come un sasso gettato nello stagno, gli stimoli derivanti dall'etica nel senso più ampio della parola, dall'estetica e dall' aspirazione alla conoscenza non limitata dai dogmi soffocanti  del neopositivismo, in tutti campi del sapere, e la stessa concreta realizzazione della libertà della persona e di quelle che, un tempo, venivano denominate  comunità intermedie, senza vincoli di apparati o burocrazie, possano servire a sottrarre alla banalità e al conformismo di massa quanti sentano di doversi ricollegare della propria originaria umanità.  
8月3日

Addio Katmandu!

Dov'è finita Katmandu?
 
Katmandu com'era, non c'è più: questa è la terribile notizia, che si ripete da un po' di tempo ed affligge tutti i cultori del continente indiano.
 
Ai più sfuggirà la gravità del fatto: emotivo, culturale, ma anche architettonico, urbanistico e spirituale, perché si tratta di un evento epocale, per gl'intelletti lucidi ancora presenti sul pianeta.
 
Si tratta, se non fosse ancora chiaro, di una cementificazione delle coscienze, il segno che la tradizione impermeabile dell'India sta cedendo, di fronte al progresso e alla globalizzazione, e che scomparirà lentamente anche l'ultimo lembo della difesa interiore contro la massificazione della modernità.
 
Addio Katmandu! Con la morte nel cuore.  
4月19日

E se avesse ragione?


"La vita non è che un'ombra che cammina; un povero attore, che s'agita e si pavoneggia per un ora sul palcoscenico e che poi scompare nel silenzio. È un racconto narrato da un idiota, pieno di furia e di rumore, senza alcun significato".

Ho un debole per Shakespeare, tanto da considerarlo non solo un grande poeta e drammaturgo, ma anche un un filosofo e forse uno scienziato.
 
Ebbene m'interrogo, oggi, su questa frase apocalittica .
 
Mi chiedo tra angoscia e dolore, pessimismo e malinconia che cosa sarebbe la nostra esistenza se lui avesse ragione: il caos ed il caso dominano l'universo? 
 
Che truffa crudele, che inganno terribile, che miserabile verità.
4月8日

Una Pasqua vera

 
 
 
Erano anni che questa festa non risaltava davanti ai miei occhi.
 
Mi era parsa una ricorrenza destinata a tramontare nel bailamme contemporaneo, fatto di consumi eccessivi e di viaggi esotici e spensierati verso l'Estate, considerata l'unica stagione vivibile per le specie moderne, evolute e presuntuose, in forsennata ricerca, ovunque sia della superficialità e dell'effimero, le sole riconosciute religioni delle società opulente e vuote.
 
Non che certe abitudini siano mutate.
 
Sciami d'inconsapevoli turisti per caso svolazzano da una parte e dall'altra del globo, alla ricerca del mare e delle spiagge, in anticipo sui  tempi naturali, perché così dettano le mode e così fanno le persone importanti.
 
Ma qualche segnale diverso proviene dalla gente comune  e semplice, tuttora esistente, seppure non sia calcolata dal cosiddetto immaginario collettivo, composto di miti fasulli, vallette e calciatori, politicanti e riccastri, affaristi d'accatto, costituenti il nostro universo possibile, grazie a certe televisioni e riviste, e a  tutti gli strumenti della bassa e volgare comunicazione.
 
Io ho ricordi precisi della mia infanzia, trascorsa, dall'asilo alle scuole elementari, presso l'illustre "Istituto S.Vincenzo" - dove, dalla  madre superiora,  proveniente dalla Svizzera,  fino alle consorelle insegnanti, tutto il tempo era dedicato alle varie branche del sapere, all'educazione ed ai forti richiami del cattolicesimo, ma anche al divertimento senza fronzoli e alla socializzazione senza distinzioni di censo o di classe, in un ambiente armonioso, ordinato e un po' severo,  fuori dal tempo  e dallo spazio,  compiutamente racchiuso tra la cappella, i giardini, le aule, il teatro, il  refettorio  e la statua della Vergine, amorevolmente scolpita in un  candido marmo, contornata da gigli sempre in  fiore e collocata all'entrata dopo l' alto cancello attentamente lavorato nel ferro.  
 
I ricordi e l'immagine della mia Pasqua sono legati a quel periodo.
 
Letizia, gioia, allegrezza suscitavano il suono delle campane, finalmente sciolte dal dolore del lutto, all'alba della resurrezione.
 
Ora che si parla di credenti non cristiani, quella festa appare lontana e irripetibile.
 
Le vicende dell'esistenza mi hanno in seguito portato allo scetticismo e al dubbio, ad una concezione laica della vita, ma con un profondo rispetto per lo spirito religioso.
 
Quest'anno, però, una sensazione nuova affiora, l'antica ricorrenza nella sua verità eterna sembra rinascere, si ha l'impressione di una palingenesi delle coscienze ammaestrate dalle parole di un Papa, che ha lo  sguardo rivolto alla tradizione più risalente, ed è fermamente intenzionato a riaffermare i  princìpi ultramondani della dottrina.
 
Sono dunque grato alle manifestazioni di un segno diverso, in controtendenza rispetto allo scontato cammino della Storia, finora contrassegnata da una globalizzazione priva d'identità e di significato, che consuma tutto o nel troppismo del benessere, o nella miseria senza riscatto.
 
Credo che l'esempio, anche minoritario, di una chiesa orgogliosa di se stessa abbia in sé un valore positivo, per tentare di  sottrarsi al totalitarismo monocorde della secolarizzazione e alla massificazione dell'uomo.
 
 
Viva la Pasqua.
 
3月3日

Non siamo nati per soffrire?

 

 

    
     
 
     
   
 

Ho letto agevolmente il libro di R. Morelli "Non siamo nati per soffrire".

Devo dire che la tesi dell’autore mi ha piacevolmente sorpreso,

perché non credevo che il noto psicologo televisivo avesse un patrimonio

così vasto di conoscenze (dalla letteratura alla filosofia alle dottrine religiose),

che ha saputo riversare in questo volume a beneficio del lettore, senza pregiudizi e banalità.

 

 

Un solo appunto mi viene spontaneo ed è la sua vocazione all’annullamento del sè,

 forse un po’ troppo semplicisticamente trasposto in una cultura come quella occidentale,

 spesso antinomica alla visione tradizionale, che gli orientali hanno

del mondo e dell’uomo.

Sarà proprio possibile per quanti possiedono una mentalità cartesiana assimilare

 i concetti raccolti da Morelli

 in questa vulgata di principi volti a valorizzare la forza istintiva

presente in ciascuno di noi?

Sarà possibile persuaderci che non siamo nati per soffrire?

 
 


 
   
5月29日

Buon divertimento!

Si apre la stagione della spensieratezza. Almeno ufficialmente, ha inizio nel prossimo mese di giugno.
 
Ma c'è chi ha la fortuna di essere lieve con se stesso e con gli altri, avendo conquistato una dimensione aerea, fluttuante, vaporosa,come una nuvola spostata dal vento: un po' qua , un po' là, un po' su, un po' giù, così senza parere, come se l'estate durasse tutto l'anno.
 
Ci sono persone che paiono aver raggiunto uno stato di libertà assoluta.
Costoro non  tengono  su sé stessi i pesi dell'esistenza,  se ne disfano appena ne avvertono la presenza sulle spalle  e procedono come aquiloni, disegnando ghirigori in cielo, quasi fossero gemme, ben sapendo che tali non sono.
 
Gente che t'incontra per la prima volta e subito ti dice: interessante tu e interessante quel che dici!!!(con tanti punti esclamativi...), pur sapendo che si tratta di un aggettivo ambivalente, destinato ad improntare ambiguamente  i rapporti interpersonali, come se, al posto dell'anima, ci sia solo uno screen saver.
 
Diciamolo francamente, vorremmo tutti essere così.
 
Volatili che si librano senza responsabilità, che si sfiorano  nell'immensità dell'universo, senza contaminazioni, intrecci, coinvolgimenti, condivisioni, complicità.
 
Bene, qual'è l'augurio migliore per costoro e chi aspira ad esserlo, approfittando della stagione più superficiale dell'anno? 
 
Uno soltanto ci sembra il più appropriato ed affettuoso: buon divertimento!